In tutta la regione i programmi di screening indicati sopra coinvolgono attualmente perciò circa 1.500.000 donne.
Il dato comprende le donne invitate a eseguire il pap test (pari al 55% della intera popolazione femminile) e le donne invitate a eseguire la mammografia (il 35% circa dell'intera popolazione femminile).
La Regione Emilia-Romagna fin dall’inizio degli anni ’90 ha promosso lo screening per queste patologie oncologiche femminili, avviato poi a regime in tutte le Aziende sanitarie negli anni 1996 – 1997.
A livello nazionale il Piano sanitario 1998 –
Il
Anche a livello europeo sono state fornite indicazioni agli Stati membri: il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato una raccomandazione sugli screening dei tumori a fine 2003.
Un ulteriore passo verso l’offerta in tutto il territorio nazionale del pap-test e della mammografia di screening (fino al 2003 solo poco più della metà della popolazione femminile italiana risiedeva in aree coinvolte dallo screening) è stato possibile a seguito della L. 138/2004 e soprattutto all’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005 sul Piano nazionale della prevenzione, nel quale è richiesto alle singole Regioni di predisporre Piani regionali della prevenzione che contengano precise indicazioni sui programmi di screening.
Nel 2006 infine il GISMa (Gruppo Italiano per lo screening mammografico) ha pubblicato un documento di consenso nel quale si mettevano in luce le nuove evidenze scientifiche che hanno reso possibile l’estensione alla nostra Regione, del programma di screening mammografico alle fasce di età ricordate sopra.
Nel Servizio sanitario regionale dell’Emilia-Romagna il modello organizzativo degli screening è basato su una rete di servizi gestita in modo integrato da ciascuna Azienda USL, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera di riferimento (in Emilia-Romagna ci sono 11 Aziende USL, 4 Aziende Ospedaliero-Universitarie, 1 Azienda Ospedaliera), coordinata a livello regionale. Il programma si caratterizza per la costituzione di un percorso diagnostico-terapeutico integrato, totalmente gratuito, che accompagna la donna dall’effettuazione del test di screening fino agli eventuali approfondimenti e, se necessario, ai successivi trattamenti di cura e follow-up.
Fin dall’impostazione dei programmi di screening è stata organizzata una intensa attività di supporto e sviluppo all’intera gestione dei percorsi, coordinata a livello regionale, comprendente: piani di formazione e aggiornamento, la costituzione di specifici gruppi di lavoro, un sistema per il monitoraggio dei risultati e della qualità raggiunti attraverso indicatori e standard di riferimento riconosciuti, la definizione e la promozione di progetti di ricerca, il coinvolgimento dei Registri tumori di popolazione e di patologia operanti sul territorio della Regione (coprono attualmente il 100% della popolazione) per le necessarie valutazioni di impatto dei programmi stessi sulla salute della popolazione femminile emiliano-romagnola.
Lo screening è offerto a una popolazione femminile composita per valori, cultura e interessi; di ciò bisogna tenere conto nella relazione che si va a costruire con le donne interessate. Devono essere assicurati in tutte le fasi l’informazione, l’azione di supporto e la massima riservatezza. La partecipazione agli screening da parte delle donne è l’esercizio di un diritto che richiede la piena consapevolezza e l’informazione fornita deve essere veritiera, basata sui dati scientifici disponibili, chiara per il linguaggio utilizzato. Il messaggio da trasmettere deve sottolineare i benefici che ogni donna può attendersi, ma anche i possibili problemi che possono essere collegati con i test, secondo le caratteristiche conosciute per ogni tipo di screening. In generale, le donne devono essere consapevoli che vi è la possibilità di essere richiamate per ulteriori accertamenti, talora di tipo invasivo. Deve essere, inoltre, ricordata la possibilità di comparsa di una forma tumorale tra due test successivi di screening (casi di intervallo) e, quindi, l’esigenza di prestare attenzione ai segnali del proprio corpo.
L’informazione deve anche tenere conto della possibilità che in alcune situazioni il test porti a identificare forme tumorali a bassa potenzialità evolutiva, che avrebbero potuto regredire spontaneamente o che sarebbero potute rimanere silenti. Il messaggio in questi casi, oltre a sottolineare i benefici del programma per la salute delle donne, dovrà far presente la possibilità di un sopratrattamento, con i disagi che ciò può comportare.
Il programma di screening, infatti, va considerato sotto due aspetti fondamentali: un’azione di sanità pubblica che ha come obiettivo il miglioramento della salute della comunità, un intervento individuale che, se pur nella grande maggioranza dei casi è favorevole per la salute della persona, in qualche caso può comportare risultati non attesi per la donna.
L’alta qualità assicurata e verificata in ogni fase del programma permette che siano contenuti il più possibile il numero di "falsi positivi" (risposte preoccupanti che si rivelano inesatte) e di "falsi negativi" (risultati rassicuranti che si rivelano ingannevoli). La qualità delle diverse attività e i benefici ottenuti negli screening attivi in Emilia-Romagna viene valutata sia dal livello regionale che da quello nazionale (Osservatorio Nazionale Screening del Centro coordinamento e prevenzione malattie del Ministero della Salute): il confronto sui risultati ottenuti pone
La gratuità e l’offerta attiva favoriscono l'equità di accesso a tutte le donne interessate, residenti e domiciliate, senza distinzione alcuna di razza, religione o appartenenza a strato sociale e costituiscono un riconoscimento del valore e del significato sociale dello screening.