Quali sono le condizioni che consentono di attuare un programma di screening su una popolazione?
I programmi di screening per la prevenzione dei tumori sono solo un fatto individuale e occasionale?
A cosa serve fare lo screening?
È possibile che lo screening dia risultati sbagliati?
Si fa uno screening solo per verificare se vi è uno stato di malattia in fase preclinica?
C’è bisogno del "consenso informato" negli screening?
Come si fa a sapere se il programma di screening è condotto in modo appropriato?
Perché sono soggette a screening solo le donne in determinate fasce d’età?
È utile effettuare lo screening anche prima dell’età prevista?
Perché si fa lo screening di questi tumori?
Quali sono i fattori che predispongono a questi tipi di tumore?
Che cosa viene evidenziato con l’esame?
È sufficiente il pap-test per evidenziare eventuali alterazioni patologiche?
Perché è utile fare la mammografia?
L’esame va effettuato anche se non è presente alcuna sintomatologia?
È possibile l’insorgenza di un tumore dopo un esame negativo?
La colposcopia è un esame più preciso del pap-test?
L’ecografia è un esame più efficace della mammografia?
Quali sono i limiti dei test di screening usati?
Fare regolarmente la mammografia permette di prevenire l'insorgenza del tumore al seno?
Gli screening rappresentano per molte donne un’utile conferma delle proprie condizioni di salute. Questa rassicurazione deve essere ottenuta con il minimo indispensabile di attività medica e il massimo possibile di sicurezza.
Gli screening non sono solo una promessa di diagnosi, ma una complessiva presa in carico della persona e vanno considerati come un insieme unitario di fasi. L’istituzione che propone alle donne, per definizione sane, di sottoporsi al test si assume precise responsabilità etiche.
Queste si riferiscono non solo alla fase propriamente del test di screening, ma all’insieme del processo, dal primo invito fino al sostegno alla donna e alla famiglia durante l’eventuale momento del trattamento e del decorso della malattia.
Occorre che vengano garantiti in tutte le fasi tre requisiti fondamentali: il consenso informato, un’azione di sostegno informativo individuale, e la massima riservatezza.
La partecipazione agli screening è l’esercizio di un diritto che richiede la piena consapevolezza. Un semplice invito non è sufficiente perché vi sia partecipazione informata. L’invito deve essere accompagnato da una adeguata informazione e partecipazione.
L’informazione deve essere veritiera, basati sui dati scientifici disponibili, chiara per il linguaggio utilizzato. L'operatore sanitario si dovrà accertare di essere stato ben compreso.
Devono essere sottolineati i benefici che ogni donna si può attendere, ma anche i possibili svantaggi derivanti dal test secondo le caratteristiche conosciute di ogni tipo di screening. In generale le donne dovrebbero essere consapevoli che vi è la possibilità di essere richiamate per ulteriori accertamenti, talora di tipo invasivo. Deve essere, inoltre, ricordata la possibilità di comparsa di una forma tumorale tra due test successivi di screening (casi di intervallo) e, quindi, l’esigenza di prestare attenzione ai segnali del proprio corpo onde evitare false rassicurazioni.
L’informazione fornita deve anche tenere conto della possibilità che in alcune situazioni il test porti a identificare forme a bassa potenzialità evolutiva, che potrebbero regredire o che sarebbero altrimenti rimaste silenti. Si potrebbe verificare, in questi casi, un sovratrattamento, con tutti i rischi e i disagi che ciò può comportare.
In questo contesto non è necessario che la donna interessata sottoscriva alcun documento formale.
La popolazione cui si rivolge il programma ha diritto alla qualità delle prestazioni che riceve e all’impegno che sia contenuto il più possibile il numero di "falsi positivi" e di "falsi negativi". Ciò significa che in ogni programma deve essere valutata la qualità delle diverse attività.
Tale diritto non può prescindere dall’informazione sugli indicatori che permettono tale valutazione e sui programmi di controllo di qualità attivati. Queste informazioni vanno richieste agli organizzatori dei programmi.
Nella progettazione, nella realizzazione e nella valutazione di ogni programma di screening dovrebbe essere previsto un momento organizzato di partecipazione dei membri della comunità. Rappresentanti degli utenti devono far parte degli organismi che valutano i risultati e che scelgono gli indirizzi e i protocolli da seguire al fine di decidere il tipo e l’adeguatezza dell’informazione da presentare ai cittadini.
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PAP-TEST
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MAMMOGRAFIA
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| Numerosi studi hanno dimostrato che l'esecuzione di un pap-test tra i 25 e i 64 anni è efficace per individuare una lesione destinata a diventare un tumore infiltrante del collo dell'utero, cioè che può interessare anche i tessuti sottostanti. Le lesioni nelle giovani sono molto rare e regrediscono prevalentemente in modo spontaneo. Una donna dopo i 64 anni, che ha eseguito periodicamente il pap-test, ha un rischio minore di tumore infiltrante. Se invece non lo ha mai eseguito, pur non rientrando per età nei protocolli di screening, anche dopo i 64 anni dovrebbe effettuare il test almeno una volta. |
La mammografia di screening dal gennaio 2010 è offerta, oltre ache alle donne dai 50 ai 69 anni, anche alle donne dai 45 ai 49 e dai 70 ai 74 anni. Questa decisione è stata presa in considerazione dei buoni risultati raggiunti dall'avvio del programma e sulla base delle evidenze di efficacia documentate dalla letteratura scientifica. |
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PAP-TEST |
MAMMOGRAFIA |
| Il programma di screening per i tumori del collo dell'utero inizia già in giovane età (25 anni). | Sulla base delle evidenze scientifiche disponibili e grazie ai buoni risultati già raggiunti per le donne dai 50 ai 69 anni, si è ritenuto di anticipare a 45 anni l'invito al programma di screening organizzato. Se esiste un fondato sospetto clinico, tuttavia, l'esame si può eseguire su richiesta medica rivolgendosi ai consultori o al medico curante. In assenza di sintomatologia clinica e di un rischio eredo-familiare accertato, per le donne con meno di 40 anni la mammografia non è considerato un esame appropriato, mentre per le donne nella fascia d'età 40 - 44 anni la prima mammografia è garantita entro 90 giorni. In questi ultimi casi l'accesso non è gratuito. |
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PAP-TEST
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MAMMOGRAFIA
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| Il tumore del collo dell'utero è un importante problema per la salute delle donne. Tramite il pap-test è possibile identificare precocemente le lesioni che precedono il tumore e curarle ambulatoriamente. Il pap-test è inoltre un esame poco costoso e accettato dalle donne. I programmi di screening già realizzati hanno ottenuto importanti risultati prevenendo l'insorgere di nuovi casi e diminuendo la mortalità per questo tipo di tumore. A conferma di ciò, laddove questo test non è utilizzato, tali valori sono più alti. |
Il tumore della mammella è una malattia piuttosto frequente nelle donne residenti nei paesi occidentali industrializzati, ed è la prima causa di morte per tumore nelle donne. Allo stato attuale l'insorgenza di un tumore alla mammella si può scoprire molto precocemente, e la guarigione può essere ottenuta anche senza asportare completamente la mammella. La fascia di età a maggior rischio è dai 45 ai 74 anni. I programmi di screening mammografico organizzati dalle Aziende sanitarie sono rivolti attualmente alle donne di questa fascia di età. |
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PAP-TEST
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MAMMOGRAFIA
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è difficile rispondere a questa domanda perché le conoscenze disponibili permettono soltanto di esprimerci in termini, piuttosto generici, di maggiore probabilità. Con questa premessa si può sottolineare come alcune condizioni sono state messe in correlazione, direttamente o indirettamente, con un maggiore rischio di sviluppare un tumore del collo dell'utero. Tra queste:
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è difficile rispondere a questa domanda perché le conoscenze disponibili ci permettono soltanto di esprimerci in termini, piuttosto generici, di maggiore probabilità. Con questa premessa si può sottolineare come alcune condizioni siano state messe in correlazione, direttamente o indirettamente, con un maggiore rischio di sviluppare un tumore della mammella. Tra queste:
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PAP-TEST
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MAMMOGRAFIA
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Si possono evidenziare lesioni pre-tumorali e/o tumorali del collo dell'utero soprattutto dell'esocervice, anche molto piccole, che possono essere presenti in assenza di sintomi. |
Si possono evidenziare noduli della mammella anche molto piccoli, spesso non palpabili, su cui intervenire precocemente. |
Il pap-test è un esame in grado di evidenziare lesioni tumorali o pre-tumorali molto piccole del collo dell’utero. Possono essere messe in evidenza anche altre affezioni (flogosi), che però non hanno relazione con lo sviluppo dei tumori del collo dell’utero.
La mammografia è un esame preventivo perché permette di individuare l’eventuale tumore quando non è ancora palpabile (dimensioni inferiori a 1 cm). Se il tumore è piccolo, aumentano le possibilità di guarigione e l’intervento chirurgico è conservativo (molto ridotto).
Sia il pap-test che la mammografia sono esami che vanno ripetuti periodicamente anche se il precedente esito è risultato normale, in quanto è possibile ammalarsi successivamente.
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PAP-TEST
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MAMMOGRAFIA
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Sì, è necessario effettuare l'esame anche se non è presente alcuna sintomatologia, perché nelle sue fasi iniziali il tumore del collo dell'utero di solito non dà alcun sintomo. |
Sì, è necessario effettuare l'esame anche se non è presente alcuna sintomatologia. |
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PAP-TEST
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MAMMOGRAFIA
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| Sì. È molto raro, ma è tuttavia possibile che un tumore al collo dell'utero insorga dopo un pap-test risultato normale e prima dell'esame successivo (lesione, tumore o cancro di intervallo). È utile, quindi, fare attenzione alla eventuale comparsa di sintomi e segnalarli al medico curante. |
Sì. È raro, ma è tuttavia possibile che un tumore alla mammella insorga dopo una mammografia risultata normale e prima dell'esame successivo (lesione, tumore o cancro di intervallo). Per questo si suggerisce l'auto-palpazione nel periodo che intercorre fra gli esami, e di rivolgersi al medico curante per ogni eventualità. |
No, non è un esame più preciso.
Nell’ambito dello screening è un esame di approfondimento diagnostico che consiste nell’osservare la parte di mucosa cervicale endovaginale.
La colposcopia è un esame indispensabile per la localizzazione delle lesioni riscontrate col pap-test sul collo dell’utero, e per la loro cura. Va eseguita solo dopo un pap-test sospetto o che mostra alterazioni cellulari dubbie.
L’ecografia è un esame di completamento della mammografia e della visita.
Serve per verificare immagini radiografiche che non siano chiare, o noduli o addensamenti al seno.
Da sola generalmente non è in grado di evidenziare anomalie della mammella.
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PAP-TEST
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MAMMOGRAFIA
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| In alcuni casi il pap-test non evidenzia lesioni alla cervice uterina anche se presenti. E' da tener presente che le lesioni pre-tumorali, in una vasta percentuale di casi specie di minor grado, non evolvono verso lesioni più avanzate e addirittura possono regredire spontaneamente. |
In pochi casi, per difficoltà di interpretazione dovute alle caratteristiche del tessuto della mammella o perchè la lesione è talmente piccola da non essere riconoscibile, la mammografia non è in grado di evidenziare il tumore, anche se presente. Tra un esame mammografico e l'altro perciò si possono sviluppare tumori (i cosiddetti "tumori intervallo"). E' dunque molto importante prestare attenzione ad eventuali cambiamenti del seno nell'intervallo di tempo tra due controlli mammografici e riferirli tempestivamente al proprio medico di fiducia. Una limitata percentuale di tumori scoperti allo screening non si sarebbe manifestata clinicamente nel corso della vita della donna. In una certa percentuale dei casi la diagnosi certa sarà possibile solo dopo un intervento chirurgico. |
No, la mammografia è un esame che consente la diagnosi precoce di un tumore alla mammella già presente, ossia di un tumore nella fase iniziale di sviluppo e quindi più facilmente trattabile e con maggiore probabilità di guarigione.