Percorso nascita, in "Documentazione" la direttiva della Regione alle Aziende sanitarie
E’ possibile consultare, all’interno di Saluter, le indicazioni e le linee di indirizzo adottate dalla Giunta regionale cui devono fare riferimento le Aziende sanitarie per qualificare ulteriormente gli interventi rivolti alla donna (e alla coppia) e al neonato in tutte le fasi di assistenza del percorso nascita. Tra i documenti contenuti nella direttiva regionale (delibera n. 533/08), vi sono anche dati (sul contesto demografico dell’Emilia-Romagna e sulle modalità di assistenza praticate in tutta la regione) che fungono da strumento di lavoro utile per le Aziende sanitarie, in un contesto sociale in forte trasformazione.
Bologna, 3 luglio 2008 - E’ possibile consultare, all’interno di Saluter, le indicazioni e le linee di indirizzo adottate dalla Giunta regionale, cui devono fare riferimento le Aziende sanitarie per qualificare ulteriormente gli interventi rivolti alla donna (e alla coppia) e al neonato, in tutte le fasi di assistenza del percorso nascita.
Tra i documenti contenuti nella direttiva regionale (delibera n. 533/08), vi sono anche dati (sul contesto demografico dell’Emilia-Romagna e sulle modalità di assistenza praticate in tutta la regione) che fungono da strumento di lavoro utile per le Aziende sanitarie, in un contesto sociale in forte trasformazione.
I documenti, che sono stati elaborati da gruppi di lavoro della Commissione nascita regionale, sono:
- diagnosi prenatale precoce delle principali anomalie cromosomiche,
nel quale viene definito un percorso diagnostico e di consulenza che consenta alla donna in gravidanza di assumere scelte consapevoli, anche rispetto ai rischi per se stessa e per il feto dovuti agli esami di accertamento delle eventuali anomalie, esami in alcuni casi particolarmente invasivi
- linee di indirizzo per l’assistenza ostetrica alla gravidanza, al parto e al puerperio,
nelle quali viene ridefinito il ruolo dell’ostetrica all’interno dell’equipe di assistenza, come professionista qualificata e interlocutrice privilegiata della donna e della sua famiglia in tutte le fasi della gravidanza, dal concepimento al periodo successivo al parto
- linee guida sul controllo del benessere fetale nel travaglio del parto,
che contengono indicazioni per promuovere l’umanizzazione e la demedicalizzazione del parto
- i disturbi emozionali della donna in gravidanza e nel primo anno di vita del bambino,
nel quale viene indicato alle Aziende sanitarie di prevedere l’organizzazione di percorsi di presa in carico dei disturbi emozionali della donna che completino l’assistenza in gravidanza e nel primo anno di vita del bambino, valorizzando la multidisciplinarietà e promuovendo la formazione dei professionisti su questi temi; alle Aziende sanitarie è inoltre proposto di inserire la valutazione dello stato emotivo della donna tra i diversi parametri di salute esaminati nel percorso nascita
- percorso nascita e qualità percepita,
che contiene una rassegna bibliografica rivolta agli operatori sanitari per favorire il processo di ascolto del punto di vista delle donne e per promuovere strumenti e modalità di indagine della qualità dell’assistenza da loro percepita
- la mortalità alla nascita:
un programma di analisi e monitoraggio degli eventi mediante audit, un documento con cui si intende migliorare la prassi diagnostico-assistenziale in caso di bambini nati morti per ridurre il fenomeno, attraverso una revisione della letteratura che associa la mortalità ai fattori che possono averla provocata e con l’introduzione di una cartella clinica del bambino nato morto e di un protocollo di indagini diagnostiche
- linee di indirizzo per l’assistenza al travaglio di parto fisiologico in ambiente extraospedaliero,
che oltre a contenere le indicazioni per un’assistenza qualificata al parto nelle strutture private e a domicilio e per favorire l’uniformità dei protocolli e delle procedure su tutto il territorio regionale, individua come necessaria l’istituzione di un Osservatorio regionale su questo tema, con funzioni di monitoraggio e valutazione dell’assistenza, e l’indicazione da parte delle Aziende sanitarie di un referente per il parto extraospedaliero.
Il contesto demografico in Emilia-Romagna
Il quadro demografico presenta una realtà in evoluzione. Il primo dato significativo è l’aumento delle nascite, in controtendenza rispetto al dato nazionale: nel 2006 sono state 39.542, nei primi anni ’90 erano circa 28.000. Il dato si esprime in modo significativo con il tasso di natalità nel periodo 1990- 2005: +31% in Emilia-Romagna, -22,8% in Italia.
Questa tendenza risente del sensibile aumento di persone straniere, in particolare dall’Europa centrorientale, dall’Africa settentrionale e da alcuni Paesi dell’Asia (Marocco, Albania, Romania, Tunisia, Cina, Ucraina le nazionalità più presenti). Secondo la stima della Caritas, al 31 dicembre 2006 erano 388.203 gli stranieri presenti in Emilia-Romagna e, di questi, uno su cinque erano minorenni (77.967, pari al 20,1%). Inoltre è aumentata la popolazione fenmminile straniera, che alla fine del 2006 risultava essere il 48,6% del totale delle persone straniere (era circa il 37% nel 1993).
Il dato è destinato a crescere ulteriormente, essendo l’Emilia-Romagna tra le prime regioni in Italia per numero di domande, rispetto alla programmazione dei flussi migratori.
Secondo il rapporto della Caritas, tra le cause di questo fenomeno le opportunità di occupazioni stabili offerte in questa regione alle persone immigrate; e una rete di servizi orientati ai bisogni delle famiglie immigrate.
L’analisi dell’età delle madri al primo parto, per classe di età, segnala che la donne italiane hanno la prima maternità prevalentemente nella fascia 30/34 anni, le cittadine straniere nella fascia di età 25/29 anni.
Con l’incremento dei parti si è osservata parallelamente una lieve diminuzione dei tagli cesarei: dal 30,7% del 2003 al 29,8% del 2006.
