Il fatto

L'Hospice dell'Ospedale Bellaria di Bologna

Presentata la nuova struttura inserita nella rete delle cure palliative del territorio bolognese. Un investimento di un miliardo e mezzo di euro, 11 camere, per la presa in carico di persone con malattia in fase avanzata e progressiva, che hanno bisogno di terapie e sollievo dal dolore e non possono essere assistite a casa. L'Hospice dell'Ospedale Bellaria (nella foto la cucina-tisaneria) si aggiunge, nel territorio dell'Azienda Usl di Bologna, alla struttura intitolata a Maria Teresa Seragnoli, attiva già dal 2001 a Bentivoglio. Sono 16 gli hospice in Emilia-Romagna, per un´accoglienza complessiva di circa duecento persone.

immagine della cucina-tisaneria dell'Hospice del Bellaria - archivio Azienda Usl di Bologna
Bologna, 22 marzo 2006 - Undici camere, una cucina-tisaneria, il soggiorno, gli ambienti di lavoro e di servizio del personale: è l’Hospice al secondo piano del padiglione Tinozzi, ospedale Bellaria, realizzato con un investimento di oltre un milione e mezzo di euro, di cui 1.314.520 finanziati dalla Regione Emilia-Romagna. Ospiterà persone con malattia in fase avanzata e progressiva che non possono essere assistite a casa per complessità clinica o per mancanza, anche temporanea, di supporto familiare.

La struttura del Bellaria va ad affiancare nel territorio bolognese l’Hospice Maria Teresa Chiantore Seragnoli, con sede a Bentivoglio, inaugurato nel 2001. Entrambi fanno parte della rete delle cure palliative, la cui responsabile è Danila Valenti.
In Emilia-Romagna il Servizio sanitario reginale ha promosso da anni un programma di lotta al dolore  e di cure palliative, anche in assistenza domiciliare. Gli hospice, con quello del Bellaria, sono 16 per un totale di circa 200 posti letto. Al 31 dicembre 2005 le persone ricoverate in hospice sono state oltre 2300.

Come spiega Giovanni Frezza, direttore del Dipartimento oncologico dell’Azienda Usl di Bologna, a cui afferisce il coordinamento clinico dell’Hospice del Bellaria: «L’hospice è una struttura complementare, e non alternativa, all’ospedale o al domicilio: li sostituisce nei momenti in cui non risultano adeguati alle esigenze di assistenza».
È il medico di famiglia o il medico ospedaliero a fare richiesta di accesso all’Hospice per la persona che ha in cura. Nella maggior parte dei casi si tratta di malati oncologici, ai quali la rete delle cure palliative si rivolge con interventi medici, infermieristici, psicologici, socio-assistenziali messi in atto da un’équipe multidisciplinare che si prende cura del malato e della sua famiglia.
“Curare quando non si può più guarire” è il motto degli hospice: durante la permanenza in strutture di questo tipo l’obiettivo è quello di “controllare” il dolore fisico attraverso i farmaci ma anche di rispondere alla dimensione psicologica e sociale del dolore, rispettando al massimo le abitudini, i ritmi di vita e la privacy della persona malata. E garantendole la vicinanza delle persone care: ogni stanza è dotata di una poltrona-letto per consentire anche la permanenza notturna dei familiari.
«Quando le condizioni lo permettono - continua Frezza - la persona viene dimessa, torna a casa o viene ricoverata in un’altra struttura, ma sempre con ‘dimissioni protette’ che predispongono un percorso per proseguire il programma terapeutico e assistenziale personalizzato che è stato  intrapreso». Per le persone malate e i loro familiari, un supporto in più in una fase tanto delicata e drammatica della loro vita.

Nei link a fondo pagina è possibile consultare l'elenco regionale degli hospice in Emilia-Romagna, una scheda dedicata alla struttura inaugurata al Bellaria, una scheda sul Dipartimento oncologico dell'Azienda Usl di Bologna e un breve approfondimento sulle origini del "movimento hospice" a partire dalla prima struttura aperta a Londra nel 1967.

Alla presentazione dell’Hospice dell'Ospedale Bellaria erano presenti Tiziano Tagliani, presidente della Commissione politiche per la salute e politiche sociali della Regione Emilia-Romagna, Giuseppe Paruolo, assessore alla sanità del Comune di Bologna, Marco Macciantelli, sindaco di San Lazzaro di Savena, insieme al direttore generale dell’Azienda USL di Bologna Franco Riboldi, al direttore del Dipartimento Oncologico dell’Azienda USL di Bologna Giovanni Frezza, alla responsabile dell’ospedale Bellaria Patrizia Farruggia, alla direttrice del Distretto di San Lazzaro di Savena Marilina Colombo.