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Carceri, la situazione dell'assistenza in Emilia-Romagna

< Regione Emilia-Romagna> , 4 luglio 2012

L’assessore alle politiche per la salute, Carlo Lusenti, ha esposto la situazione al 31 dicembre 2011 in Commissione regionale politiche per la salute politiche sociali. Sono 4000 le persone detenute (51,62% gli stranieri), con una piccola inversione di tendenza, ma il sovraffollamento supera di venti punti la media nazionale. Le persone con patologia sono tra il 60% e il 70%. I fondi ripartiti tra le Aziende Usl ammontano a 17 milioni di euro, di cui circa 5 milioni le risorse regionali. Il modello organizzativo proposto.

Bologna, 3 luglio 2012 – Sovraffollamento, percorsi clinico-assistenziali, superamento dell’Opg di Reggio Emilia, risorse finanziarie impegnate, stato di salute della persone detenute, modello organizzativo proposto. Sul tema dell’assistenza sanitaria negli istituti penali dell’Emilia-Romagna, l’assessore alle politiche per la salute, Carlo Lusenti, ha esposto la situazione al 31 dicembre 2011 in Commissione regionale politiche per la salute politiche sociali (riunita in seduta congiunta con la Commissione statuto e regolamento).
L’assistenza sanitaria in carcere è affidata dal 2008 al Servizio sanitario regionale (la Giunta regionale nel 2010 ha approvato il primo programma che definisce gli standard clinico assistenziali che ogni Azienda sanitaria deve garantire negli istituti del proprio territorio).
Da questa premessa, l’assessore ha sottolineato la necessità di consolidare il concetto di diritto alla salute delle persone detenute, inteso in senso ampio come diritto della persona garantito dalla Costituzione, esattamente come è per tutti. La Regione, ha osservato Lusenti, è impegnata a costruire un sistema che consenta alla persona detenuta di sentirsi tutelata come lo sono le persone al di fuori degli istituti di pena. La direzione indicata è questa: dove la persona ha bisogno di assistenza sanitaria c’è il Servizio sanitario regionale, non il carcere.
Si inserisce in questo percorso il progetto di rendere fisicamente separati i luoghi dell’assistenza sanitaria dal carcere, caratterizzandoli nella definizione di Casa di tutela e promozione della salute, in analogia con le Case della salute che si stanno sviluppando in tutta la regione. L’obiettivo è favorire in uno stesso luogo l’assistenza multidisciplinare e l’integrazione delle competenze da parte degli operatori sanitari.
In questo modello di assistenza, l’obiettivo è di implementare tutti gli aspetti che riguardano la prevenzione e, in una logica di medicina proattiva, la promozione della salute.

Al 31 dicembre 2011 erano 4000 le persone detenute negli istituti di pena dell’Emilia-Romagna (erano 4373 l’anno precedente). Emerge dunque una piccola inversione di tendenza.
Tuttavia, il sovraffollamento supera la media nazionale di circa venti punti, superando del 60% la capienza regolamentare.
La presenza di persone straniere costituisce il 51,62% della popolazione carceraria, con punte che raggiungono il 60% nelle Case Circondariali di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ravenna.
Sono presenti medici 24 ore su 24 negli istituti di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna. La presenza dei medici è tra le 8 e le 14 ore al giorno negli istituti di Rimini, Ravenna, Forlì, Castelfranco Emilia, Saliceta San Giuliano (Modena).
A sostegno dei servizi di assistenza nelle carceri, i fondi ripartiti tra le diverse Aziende Usl, ammontano complessivamente a circa 17 milioni di euro. La quota che verrà trasferita dallo Stato (non è ancora stato effettuato il riparto) è di circa 12 milioni di euro, per cui la Regione – ha osservato Lusenti – ha provveduto coprire con risorse regionali per circa 5 milioni di euro le spese sostenute dalle Aziende Usl.

In Emilia-Romagna il 75% dei detenuti ha meno di 45 anni. Per i detenuti stranieri, la percentuale sale quasi al 90%.
Le persone con patologia sono tra il 60% e il 70% (malattie respiratorie, gastrointestinali, intossicazioni, traumi, patologie infettive, malattie croniche, oltre ad altre manifestazioni di disagio).

Per quanto riguarda l’assistenza farmaceutica, rimane costante ed elevato il consumo di psicofarmaci e di farmaci per l’apparato gastro-intestinale. La spesa pro-capite è maggiore del 100% rispetto alla spesa per i cittadini dell’Emilia-Romagna.

La Regione Emilia-Romagna è impegnata nelle azioni per il superamento dell’Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Reggio Emilia (dal 31 marzo 2013, così come disposto dalla legge n. 9/2012, che ha precisato tempi e modalità per la chiusura).
In questa direzione, ha spiegato Lusenti, sono stati messi a punto strumenti per favorire le dimissione dei detenuti ricoverati. Questo lavoro ha portato il numero dei detenuti presenti a 212 (il 31 marzo 2012, contro i 285 del 2010). Gli emiliano-romagnoli sono 31 (contro i 46 del 2010).
Si è in attesa di un decreto del Ministero della Salute, in accordo con Regioni e Province autonome, che definisca i requisiti delle strutture destinate ad accogliere le persone ricoverate nell’Opg di Reggio Emilia.
Su questo tema, l’assessore Lusenti sarà ascoltato a Roma dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale presieduta dal senatore Ignazio Marino.
L’assessore ha citato l’esperienza della residenza sanitaria psichiatrica "Casa Zacchera" di Sadurano, sulle colline di Castrocaro Terme. La struttura costituisce un progetto della Regione Emilia-Romagna all'interno del percorso avviato per il superamento dell'Opg di Reggio Emilia.
fornendo un approccio terapeutico riabilitativo per il loro reinserimento graduale in società.
La sperimentazione del modello organizzativo e assistenziale proposto con "Casa Zacchera" viene osservata con attenzione anche da altre Regioni.

In  tutti gli istituti della regione, le Aziende Usl garantiscono assistenza psichiatrica e assistenza per le dipendenze patologiche. I detenuti tossicodipendenti sono circa il 30% del totale.
Rispetto all’assistenza psichiatrica, la normativa nazionale prevede che in ogni regione sia istituito almeno un Reparto di osservazione psichiatrica (Rop) per consentire l’eventuale approfondimento diagnostico. In Emilia-Romagna questa sezione è stata individuata a Piacenza (il personale dell’Azienda Usl è già presente nell’istituto di pena) e si è in attesa di apertura a breve.

 

 

 

 

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