Specialistica ambulatoriale, tariffe aggiornate dopo 15 anni
Dal 1° febbraio entra in vigore in Emilia-Romagna un aggiornamento delle tariffe per alcune prestazioni specialistiche ambulatoriali, da pochi centesimi a pochi euro a seconda del tipo di esame; la novità, ovviamente, non riguarda i cittadini esenti dal pagamento del ticket ed è stata decisa con una delibera della giunta regionale approvata il 19 dicembre. Per interpretare correttamente il provvedimento basta sapere - come ha sottolineato l'assessore alle politiche per la salute Carlo Lusenti - che l'aumento riguarda solo alcune branche specialistiche (come radiologia, laboratorio, fisioterapia) le cui tariffe, in alcuni casi, non sono state aggiornate da 15 anni o addirittura dal momento della loro introduzione agli inizi degli anni novanta. Un altro dato importante è che, nonostante questo aggiornamento, l'Emilia-Romagna continuerà ad avere in media tariffe più basse rispetto alle altre Regioni che negli anni hanno provveduto ad aumentarle periodicamente.
Approfondiamo la questione con Antonio Brambilla, responsabile del Servizio assistenza distrettuale della Regione
“Prima di tutto - spiega Brambilla - è bene sapere che questo provvedimento era necessario per la 'manutenzione' del Nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale, uno strumento che regola anche, e soprattutto, le transazioni tra Azienda Usl e Azienda Ospedaliera, tra Azienda Usl e strutture sanitarie private accreditate. C'era la necessità di aggiornare tariffe di prestazioni ferme dal ’96”.
Spieghiamolo meglio
“Dal momento che oltre il 60 per cento delle prestazioni sono erogate in regime di esenzione, questa operazione serve soprattutto a regolare il rapporto tra le Aziende sanitarie; l'Azienda Usl ogni anno compra un certo numero di visite ed esami dall'Azienda ospedaliera e da centri privati accreditati che, in aggiunta alle prestazioni erogate dalle proprie strutture, rispondono alla richiesta dei cittadini. Alla fine dell'anno l'Azienda Usl paga queste prestazioni ai propri fornitori; in questo caso il cittadino non si accorge nemmeno dell'incremento della tariffa perché l'aumento serve solo a regolare i contratti di fornitura tra l'Azienda territoriale e l'Azienda ospedaliera”.
Per il cittadino, però, è difficile essere comprensivi quando si parla di aumenti
“Gli effetti sui cittadini sono minimi e riguardano solo le persone non esenti dal pagamento del ticket e per prestazioni a basso costo, come gli esami del sangue, quelli più consumati. Viene, infatti, modificato l'importo del ticket solo per le prescrizioni in cui la somma del valore di ciascun esame (tariffa) sia inferiore al ticket massimo di 36,15 euro previsto per ricetta di prescrizione”.
Alcuni esempi?
“L’aumento per i cittadini non esenti, e solo per prescrizioni con tariffa totale inferiore a 36,15 euro, va da pochi centesimi (0,05 euro per la prestazione 'risoluzione di aderenze articolari') a un massimo di qualche euro (7,16 euro per la prestazione 'rimozione di corpo estraneo dall'uretra'). In particolare, per radiologia ed ecografie gli incrementi vanno da 0,50 euro a un massimo di 6,50 euro; per il laboratorio da 0,05 euro a 5,34 euro (per prestazione di biologia molecolare); per la fisioterapia da 0,05 euro a 1 euro. Chi non è esente - perché, ad esempio, non ha patologie croniche o non è una persona con disabilità - effettua determinati esami raramente e se l'incremento è di uno o due euro significa che andrà a spendere quattro o sei euro in più all'anno. Siamo in quest'ordine di idee. Sono differenze davvero minime rispetto al passato, mentre il discorso è diverso ragionando su grandi volumi di prestazioni nel caso dei contratti tra Aziende Usl e Aziende ospedaliere ai quali abbiamo prima accennato”.
C'è anche un ticket di 46,15 euro
“Il ticket di 46,15 euro è stato determinato per le sole prestazioni complesse di chirurgia ambulatoriale analoghe alle prestazioni di trattamento della cataratta e di liberazione del tunnel carpale, per le quali era già applicato in seguito alla manovra dell’agosto scorso. Si tratta di prestazioni quali liberazione di tunnel tarsale, riparazione di dito a martello, artroplastica di piccole articolazioni, litotripsia extracorporea del rene, che hanno tariffe con valori da 1.800 a 400 euro”.
In questi giorni è stato sottolineato il fatto che, nonostante l'aggiornamento che scatta dall'inizio di febbraio, la media delle tariffe dell'Emilia-Romagna resta tra le più basse in Italia
“Questo aggiornamento è un'operazione dovuta e, peraltro, svolta tardivamente: tutte le altre Regioni in questi anni hanno periodicamente incrementato le loro tariffe; l’Emilia-Romagna ha sempre avuto in media tariffe significativamente più basse rispetto al resto d'Italia, quelle degli esami di laboratorio, ad esempio, nel 2010 erano le più basse in assoluto, insieme alla Lombardia. E ancora oggi, nonostante l'aggiornamento, la media delle nostre tariffe continua ad essere più bassa delle altre regioni”.
Quanto questo sia vero emerge confrontando i Nomenclatori tariffari recentemente aggiornati di alcune Regioni (Piemonte, Veneto, Lombardia e Toscana). Il confronto riguarda le tariffe per le prestazioni di diagnostica e di laboratorio di più largo utilizzo nel 2011. Vediamo alcuni esempi. Per un elettrocardiogramma 12,50 euro in Emilia-Romagna, 13,70 in Piemonte, 12,80 in Veneto e 13 in Toscana; per una radiografia del torace di routine 18,60 a fronte di 21,50 (Piemonte), 23,70 (Veneto), 26 (Toscana); per una radiografia a piede e caviglia 21,36 euro a fronte di 29,65 (Piemonte), 26,30 (Veneto), 21 (Toscana); per una radiografia della colonna lombosacrale 19,03 euro rispetto a 29,55 (Piemonte), 32,40 (Veneto), 26 (Toscana). Le differenze sono meno sensibili per quanto riguarda gli esami del sangue; facendo un paio di esempi, vediamo che la tariffa per il prelievo di sangue venoso è 3 euro in Emilia-Romagna, 3,05 (Piemonte), 3,10 (Veneto), 4 (Toscana). Per i trigliceridi 2 euro a fronte di 2,45 (Piemonte), 1,50 (Veneto), 2 (Toscana).
Per concludere, resta attuale il tema della compartecipazione alla spesa sanitaria in base a criteri di sempre maggiore equità e in base a un modello Isee che tenga conto della effettiva dimensione familiare e dei carichi di cura. E' un criterio invocato, anche in occasione di questo aggiornamento delle tariffe, dal Forum delle Associazioni Familiari dell’Emilia-Romagna
“L'equità è un tema che abbiamo ben presente - sottolinea Brambilla - e la Regione Emilia-Romagna lo ha dimostrato anche pochi mesi fa, rifiutandosi di applicare il ticket di 10 euro per tutte le prestazioni e per tutti i cittadini, indipendentemente dalle condizioni economiche, come deciso dal precedente Governo. In quell'occasione abbiamo scelto un sistema più equo a tutela dei cittadini. L'aggiornamento delle tariffe in vigore dal 1° febbraio è, però, come ho già spiegato, una 'manutenzione' del Nomenclatore che andava comunque fatta e che è stata troppo a lungo rinviata. Per quanto riguarda l'Isee, è un modello che condividiamo, perché la partecipazione alla spesa basata sulla reale capacità contributiva del cittadino è uno strumento utile. Se ne sta discutendo in queste settimane e ci sono dei tavoli a livello nazionale che stanno ragionando sulle modifiche da apportare alla compartecipazione e, cioè, ai criteri per il pagamento del ticket. Un discorso che, è opportuno rammentarlo, non riguarderà le persone esenti dal pagamento, che resteranno tali”.
