L’Ausl di Cesena aderisce alla Giornata Europea dello Scompenso Cardiaco
Dati e consigli dal Centro per lo Scompenso Cardiaco della Medicina Cardiovascolare diretta dal dottor Pierluigi Pieri, dove dal 2003 è attivo un innovativo sistema di telemedicina e teleconsulto
Anche l’Azienda Usl di Cesena aderisce alla Giornata Europea dello Scompenso Cardiaco, organizzata l’8 e il 9 maggio dalla Società Europea di Cardiologia in collaborazione con le società nazionali di riferimento per sensibilizzare la popolazione rispetto a una patologia diffusa e grave ma spesso sottovalutata. Malattia sempre più frequente e in aumento progressivo con l’età, in Europa e in Italia coinvolge il 2% di tutta la popolazione (5% da 70 a 80 anni e 10% sopra gli 80 anni). In Italia circa 1 milione di persone ne soffrono e si registrano circa 100.000 nuovi casi all’anno. Il miglioramento delle cure cardiovascolari, che favorisce la sopravvivenza di malattie come l’infarto, aumenta il numero di persone sopravvissute a rischio successivo di scompenso e rende questa patologia la causa più frequente di ospedalizzazione dopo i 65 anni, con conseguente aumento dei costi per ricoveri ospedalieri: il 45% dei pazienti, infatti, viene ricoverato nuovamente per scompenso entro 6 mesi dalla dimissione. Dal 2003 l’unità operativa di Medicina Cardiovascolare dell’Ospedale di Cesenatico, diretta dal dottor Pierluigi Pieri, ha attivato un innovativo sistema di assistenza per i pazienti con scompenso cardiaco cronico avanzato che è a servizio di tutto il territorio e non solo. Ideato e progettato dallo stesso dottor Pieri e dall’ingegner Roberto Castagnoli e richiesto da diverse Cardiologie universitarie e ospedaliere, il sistema è stato premiato dal Ministero della Salute nel 2003. “Il sistema, condiviso con i medici di Medicina generale, -spiega il dottor Pieri - si basa sull’utilizzo della Telemedicina e del Teleconsulto per seguire scrupolosamente e quotidianamente i pazienti con scompenso cardiaco più avanzato, che sono a maggior rischio di nuovi ricoveri. Il sistema permette di stabilire un filo diretto tra paziente, i suoi famigliari e il Centro di riferimento, dove è sempre presente un’infermiera esperta dedicata (Eva Cagnetta o Sabina Vitillo) che controlla su un computer i dati relativi ad alcuni importanti parametri vitali come la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e il peso corporeo”. A ogni scostamento significativo dai parametri assegnati ad ogni singolo paziente, il computer rileva un allarme che fa scattare il teleconsulto da parte dell’infermiera per procedere ad eventuali variazioni della terapia su indicazione dei medici. “Stiamo seguendo da oltre 6 anni 156 pazienti particolarmente gravi ¿ prosegue il dottor Pieri - e grazie a questo sistema è stato possibile ottenere una riduzione del 48% dei ricoveri per scompenso, garantendo allo stesso tempo un netto miglioramento della qualità di vita dei pazienti e un notevole risparmio di costi. Il centro serve non solo per cogliere iniziali segni di instabilizzazione clinica, ma anche per fornire consigli sullo stile di vita, l’alimentazione e assicurarsi che tutte le terapie prescritte vengano effettivamente assunte. Permette di seguire i paziente a distanza evitando spostamenti spesso difficoltosi per loro e per i loro famigliari. E’ come avere lo specialista in casa. Questa attività è costantemente sostenuta con donazioni dalla Associazione Amici del Cuore di Cesenatico a cui va il più sentito ringraziamento”. Lo scompenso cardiaco compare quando il cuore, danneggiato, non è più in grado di svolgere la sua normale funzione di pompa e di mantenere un adeguato flusso di sangue agli organi. I sintomi più frequenti sono respiro difficoltoso per attività in precedenza svolte senza accusare sintomi, affaticamento eccessivo e gambe gonfie (edemi). Le cause più frequenti sono la malattia coronaria (responsabile di oltre il 50% dei casi), soprattutto dopo infarto miocardio, e la pressione arteriosa elevata. Seguono poi le malattie delle valvole cardiache e le malattie primitive del muscolo cardiaco. In Italia è la prima causa di morte per malattia. Circa il 25% dei pazienti muore entro un anno dal primo ricovero ospedaliero. Il 50% di pazienti muore entro 4 anni dalla diagnosi. La mortalità è più alta rispetto a diversi tipi di tumore. Malgrado l’evidenza di questi numeri, solo il 30% della popolazione ritiene lo scompenso cardiaco una malattia grave, mentre una persona su tre è convinta che si tratti di una normale conseguenza dell’invecchiamento. La scarsa adesione alla terapia e alle raccomandazioni mediche dovuta alla ridotta consapevolezza della malattia è una causa importante delle recidive di scompenso che richiedono nuove ospedalizzazioni e dell’ulteriore peggioramento della malattia. Alcune semplici pratiche possono ridurre fortemente il rischio di scompenso e delle sue recidive. “E’ buona norma - spiega il dottor Pieri - controllare i fattori di rischio cardiovascolare per prevenire eventi coronarici, dal momento che la cardiopatia coronaria è la causa più frequente. La pressione arteriosa deve essere uguale o inferiore a 130/80, occorre mantenere il colesterolo del sangue entri i limiti normali e curare attentamente il Diabete. Parimenti importante è svolgere regolare attività fisica (30 -40 minuti al dì), non fumare e, in caso di comparsa di affanno di respiro o di gambe gonfie o battito cardiaco molto accelerato, consultare il medico. Per i paziente che hanno già avuto un episodio di scompenso è necessario ridurre l’introduzione di sale nell’alimentazione, assumere regolarmente i farmaci prescritti e pesarsi ogni giorno. Il rapido aumento di peso (es. 2 kg in 3 gg) potrebbe essere il primo segno di scompenso”.
